Di recensioni a tassametro e altre meraviglie del web

Momento semiserio: la casa editrice mi segnala che il blog “CHEEKY Magazine” (che si definisce “bohemien, snob e fuori moda”, sic) è disponibile ad ospitare “recensioni serie, oneste e costruttive” dei libri da lei pubblicati. Scrivo dunque alla redazione e ottengo la seguente risposta: “Grazie per averci contattati. Per le recensioni di libri abbiamo un tariffario che prevede un prezzo di 50 euro a recensione (iva inclusa e fattura). Nessun lavoro può essere non pagato altrimenti non si chiamerebbe lavoro”.
Già. Peccato solo che una delle regole fondamentali del giornalismo (ammesso che di questo mondo il blog faccia parte) è: “lo spazio editoriale non è in vendita”. Sul fatto che il lavoro debba essere pagato non ci piove, ma bisogna vedere da chi. Dagli inserzionisti, per esempio. O dai lettori. O da altre possibili fonti. Di certo, almeno dal mio punto di vista, non dagli autori dei libri recensiti. Altrimenti non si ha più una recensione, ma uno spot pubblicitario o (se mi passate il termine) una marchetta. Mi pare infatti che di Vincenzi Mollica e Fabi Fazii ce ne siano in circolazione anche troppi, per non parlare ovviamente della cosiddetta “editoria a pagamento”, e che solo una netta distinzione degli ambiti possa tutelare il lettore da possibili equivoci. Personalmente, di qualcuno che segnala il mio libro non perché l’abbia trovato meritevole ma perché gli ho dato 50 euro IVA compresa non sento alcun bisogno.

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